recensione a Pazzi da morire di Chiara Gazzola uscita sul numero di maggio 2026 della rivista Malamente
PAZZI DA MORIRE – UN’INCHIESTA SULLA VIOLENZA ATTUALE DELLA PSICHIATRIA
Mi sento particolarmente fiera di poter segnalare la pubblicazione di questo libro (Pazzi da morire – Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria, edito da Sensibili alle foglie a inizio anno 2026 e curato dal Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud), e non tanto perché ne ho scritto la postfazione ma in quanto conosco da vicino la caparbietà con la quale è stata condotta questa inchiesta. Un impegno faticoso che ha coinvolto il collettivo per molto tempo alla ricerca delle storie di persone “invisibili”, come le definisce Sara Manzoli nella prefazione, aggiungendo “persone di poco conto e improduttive per la nostra società capitalista”. E non si parla degli anni bui dell’era manicomiale, al contrario viene scardinato ciò che succede nelle strutture psichiatriche dopo quella che viene erroneamente definita “la chiusura delle istituzioni totali”. La differenza tra il prima e il dopo la legge 180 del 1978 (impropriamente ricordata come legge Basaglia) o, meglio, tra il prima e il dopo la chiusura dell’ultimo manicomio nell’ottobre 2002, non sta nella metodologia di approccio a chi viene diagnosticato, non sta nei dispositivi terapeutici, non sta negli abusi perpetrati (talmente comuni e numerosi da diventare una prassi istituzionalizzata), non sta nella carenza di ascolto dei bisogni e delle sofferenze: e allora c’è questa differenza? Sì, semplicemente non esistono più i grandi nosocomi, ma diverse strutture sul territorio collocate all’interno degli ospedali o degli istituti carcerari (ATSM, Articolazioni di tutela della salute mentale), in ambulatori e altre alternative gestite da enti privati e poco controllati dagli enti pubblici che però le sostengono economicamente. Questo nuovo assetto non ha però coinciso con il superamento dei metodi di ricovero coatto (TSO, Trattamento sanitario obbligatorio) né con il miglioramento di quelli di “cura”, sia perché gli operatori sanitari sono i medesimi dell’era manicomiale, sia per l’avvento di nuove molecole psicotrope somministrate anche con dosaggi mensili (depot), per l’incremento dei metodi di contenzione chimica o meccanica e del ricorso alle terapie elettroconvulsive (ora viene chiamato così ma sempre di elettroshock si tratta!), tanto efficaci da procurare le tragiche conseguenze che in questo libro vengono tristemente raccontate, facendo emergere l’incapacità istituzionale di supportare le cause sociali a monte della sofferenza o del sistemico abbandono. La ricerca dei documenti e delle testimonianze è stata molto complessa e tortuosa: le vittime ovviamente non possono parlare; alcune vicende erano già note e hanno usufruito del privilegio della cronaca giornalistica, grazie soprattutto a comitati sorti affinché non cadessero nell’oblio; su altri decessi si sono raccolte le poche notizie certe a disposizione, specificandone le fonti e il metodo scelto quando le stesse risultavano incomplete o contraddittorie. Questa inchiesta si chiude raccogliendo 106 storie di persone decedute a causa dei trattamenti psichiatrici negli ultimi ventiquattro anni, specificando quanto vi sia l’alta probabilità che non rispecchi il numero esatto delle vittime, anche perché le cartelle cliniche sono spesso coperte da segretezza, non vengono compilate in modo corretto e comunque non vi è obbligo di annotazioni su un registro statistico; inoltre, qualora la persona ricoverata non abbia supporti familiari o sociali, l’invisibilità prima citata può trasformarsi in oscuro occultamento. Il collettivo, prima di entrare nel vivo delle motivazioni dei ricoveri e del loro esito nefasto, ha voluto specificare gli intenti che si è prefissato nello svolgimento di questo impegno, la metodologia perseguita e la motivazione della suddivisione dei capitoli. Ad esempio vi si legge : “L’idea di una pubblicazione che andasse oltre il caso, che rendesse l’idea del numero, della sistematicità diffusa, del carattere strutturale, non episodico, della violenza psichiatrica, è stato il principio guida che ha sostanziato la nostra lunga e paziente attività di schedatura”. Le cause di morte, che in alcuni casi si intersecano fra loro, vengono divise in sei capitoli preceduti da altrettante introduzioni: gli effetti collaterali degli psicofarmaci, i mezzi di contenzione, l’ordinaria disattenzione o la carente presa in carico, gli abusi in divisa e in camice bianco, l’assenza di cure negli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari, ora sostituiti dalle REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) o nelle ATSM e i casi di suicidi indotti dai soprusi perpetrati nei reparti. Emerge in modo inequivocabile come lo stigma e il pregiudizio che ricoprono la figura di qualsiasi paziente psichiatrico si mantengano immutati: la sua parola, la sua esperienza, le sue esigenze, come le sue aspirazioni esistenziali, rimangono inascoltate in quanto vengono giudicate come “voce di una mente malata” che, in quanto tale, perde valore al confronto di quella dei familiari, dei medici o di altre figure capaci di accusare dimostrando la volontà di ostacolare l’altrui libertà e utilizzando metodi di contenzione o l’interdizione giuridica. Oggi come ieri si conferma “l’asimmetria di potere nella relazione fra utente e psichiatra”, è infatti l’unica specializzazione della medicina che non ammette alcuna libertà di scelta terapeutica e attua prassi violente ormai tanto consolidate che sarebbe sbagliato pensare a “casi limite” o a incidenti di percorso: siamo in un ambito di presunta scientificità capace di ergersi a arbitro e giudice del destino di molte persone per stabilire, in base a criteri morali, il confine fra il normale e il patologico. Questo libro è particolarmente prezioso proprio perché scava nelle crepe della società e di un’umanità che potrà salvarsi soltanto quando riuscirà ad eliminare tutti i dispositivi politici e culturali che alimentano ingiustizia e discriminazione. Il ricavato delle vendite sarà utilizzato per sostenere le attività del Collettivo A. Artaud; le copie possono essere richieste all’indirizzo mail antipsichiatriapisa@inventati.org o al sito della casa editrice.
Chiara Gazzola
MILANO: sabato 6 giugno a Contatto presentazione di PAZZI DA MORIRE

a MILANO durante CONTATTO di Brigata Basaglia
a LOCK – Laboratorio OCcupato Kasciavìt in via San Faustino 62
SABATO 6 GIUGNO alle ore 14:30 a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
presentazione del libro:
“PAZZI DA MORIRE. Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria” edizioni Sensibili alle Foglie
LINK per ascoltare l’intervista sulla morte di Marco Crea a Radio Onda d’Urto
Questo è il link per ascoltare l’intervista che abbiamo fatto, come collettivo Artaud,
a Radio Onda d’Urto sugli aggiornamenti della vicenda processuale riguardo
la morte di Marco Crea avvenuta presso il reparto psichiatrico
dell’ ospedale Sant’ Antonio di Padova nel 2024.
https://www.radiondadurto.org/2026/05/28/verita-per-la-morte-di-marco-crea-nel-reparto-psichiatrico-dellospedale-di-padova/
Il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ci sarà MERCOLEDì 3 giugno
Vi informiamo che lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 2 giugno 2026 non sarà effettuato. Per la prossima settimana lo SPORTELLO si terrà mercoledì 3 giugno 2026, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. Lo SPORTELLO si svolgerà regolarmente ogni quindici giorni a partire da martedì 16 giugno.
Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org.
MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC
MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC
Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.
Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.
In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.
La mattina seguente però, all’alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”. La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.
Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.
Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia. Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d’ospedale e imbottito di psicofarmaci.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
3357002669
domenica 31 maggio a FemmFest: “ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI”

a FEMMFEST 2026 DOMENICA 31 MAGGIO ore 15 a Savignano sul Panaro, Modena:
“ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI”
incontro con Brigata Basaglia e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
LINK VIDEO TRASMISSIONE “Il Diritto Fragile” dove presentiamo il nostro libro PAZZI DA MORIRE
https://www.facebook.com/…/pcb…/1338017728178919
106 storie. 106 persone morte negli ultimi vent’anni in Italia, in contesti legati alla psichiatria. Non episodi isolati. Ma un quadro che pone interrogativi profondi. Il libro raccoglie dati, luoghi, cause di morte e ricostruisce i principali dispositivi: contenzione, TSO, REMS e strutture detentive, psicofarmaci, incuria e imperizia, suicidi. Un lavoro che mette in discussione le pratiche e il sistema. Cosa accade quando i luoghi della cura diventano, per alcune persone, luoghi di morte? Ne parliamo a Il Diritto Fragile con la conduzione di Michele Capano e Cristina Paderi di “Diritti alla Follia”
SESTRI LEVANTE : 24/05 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o circolo Matteotti

SESTRI LEVANTE domenica 24 MAGGIO alle ore 15 c/o il Circolo Matteotti in via per Santa Vittoria 121 il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :
“PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria”
Edizioni Sensibili alle foglie
GENOVA 23/05 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Libera Collina di Castello

A GENOVA SABATO 23 MAGGIO alle ore 18
c/o Libera Collina di Castello Piazza Santa Maria in Passione
il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :
“PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria”.
106 storie di persone uccise dalla psichiatria in Italia: non casi eccezionali ma racconti di alcune delle vite spezzate dagli abusi e la violenza strutturale e sistemica della psichiatria.
A seguire dibattito, chiacchiere ed apericena insieme al collettivo genovese Collepsikattiv3.
Il paradigma psichiatrico fra scuola e società – A cura del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e Acacia scuola
📊 Tutte le slide del corso
- 📄 19 febbraio 2026 – Sebastiano Ortu – Statistiche
- 📄 26 febbraio 2026 – Affinché nessun@ sfugga. Diagnosi precoce – Sebastiano Ortu
- 📄 26 febbraio 2026 – Istituti – Anna Bianchini
- 📄 26 febbraio 2026 – Istituti – Diego Baldini
- 📄 26 febbraio 2026 – La cartella clinica parla. Storia di Mattia – Sondra Cerrai
- 📄 5 marzo 2026 – Il ciclone Basaglia – Rocco Canosa
- 📄 12 marzo 2026 – Il DDL Zaffini – Sebastiano Ortu
- 📄 19 marzo 2026 – ADHD e trattamenti farmacologici – Laura Guerra
- 📄 19 marzo 2026 – Sguardi, domande e risposte. I questionari – Sebastiano Ortu
- 📄 19 marzo 2026 – Criteri, procedure e test diagnostici per la diagnosi di ADHD – Anna Bianchini
- 📄 26 marzo 2026 – Una sfida per la comunità scolastica – Sebastiano Ortu
- 📄 26 marzo 2026 – Libertà di scegliere – Simona Lancioni
- 📄 26 marzo 2026 – Oltre il dispositivo disciplinare – Giuseppe Dambrosio
- 📄 26 marzo 2026 – Co-operare in classe – Lorenzo Pattarini
- 📄 26 marzo 2026 – Scrizioni ir-ritate – Nicola Valentino
📚 Bibliografia
Bibliografia Collettivo Artaud
- Basaglia, F. (a cura di), L’istituzione negata, 2018.
- Basaglia, F. e Ongaro Basaglia, F., Crimini di pace, 2009.
- Antonucci, G., Il pregiudizio psichiatrico, 1989.
- Antonucci, G., Critica al giudizio psichiatrico, 2005.
- Breggin, P. R., La sospensione degli psicofarmaci, 2018.
- Collettivo Antonin Artaud, Elettroshock, 2014.
- Collettivo Antonin Artaud, Pazzi da morire, 2026.
- Ambroset, S., Hanno legato la zia Lia, 2020.
- Valentino, N., Istituzioni post manicomiali, 2005.
- Esposito, A., Come Cristo in croce, 2024.
- Dell’Aquila, D. S. e Esposito, A., Storia di Antonia, 2017.
- Frances, A., Primo, non curare chi è normale, 2013.
- Cerrai, S., Siamo tutti legati, 2021.
- Jona, L., Franco Basaglia, 2025.
- Banfi, A., Tanto scappo lo stesso, 2024.
- Gallini, L., Socialmente pericoloso, 2024.
- Goussot, A., Educazione Democratica, 2015. 🔗
- Novara, D., Non è colpa dei bambini, 2017.
- Whitaker, R., Indagine su un’epidemia, 2013.
- Caputo, A. e Milanese, R., Psicopillole, 2017.
- Catapano, S., Il sopravvissuto.
- Valentino, N., La contessina, 2012.
- Guerra, L., Gandolfi, M. e Maviglia, M., Sospendere gli psicofarmaci, 2024.
- Gazzola, C. e Ortu, S., Divieto d’infanzia, 2018.
- Gazzola, C., Fra diagnosi e peccato, 2015.
- Healy, D., Pharmageddon, 2016.
- Moncrieff, J., Le pillole più amare, 2020.
- Gøtzsche, P. C., Psichiatria legale, 2017.
- Freire, P., Pedagogia degli oppressi, 2022.
- Freire, P., L’educazione come pratica della libertà, 2024.
- Foucault, M., Storia della follia, 2011.
- Foucault, M., Sorvegliare e punire, 2014.
- Goffman, E., Asylums, 2010.
- Szasz, T. S., Il mito della malattia mentale, 1966.
Bibliografia Laura Guerra
- Boshes, R. A., «The CATIE schizophrenia trial», 2007.
- Moncrieff, J., Le pillole più amare, 2020.
- Maviglia, M., Guerra, L. e Gandolfi, M., Sospendere gli psicofarmaci, 2024.
- Breggin, P. R., La sospensione degli psicofarmaci, 2018.
- Whitaker, R., Indagine su un’epidemia, 2013.
- Gøtzsche, P. C., «Suicidality and aggression», 2016.
- Breggin, P. R., Medication madness, 2009.
- Schwarz, A., ADHD nation, 2016.
- Timimi, S., «ADHD as a cultural construct», 2004.
- Staton, T., «Harvard docs punished», 2011.
Bibliografia Rocco Canosa
- Basaglia, F., L’istituzione negata, 1968.
- Basaglia, F. e Ongaro Basaglia, F., La maggioranza deviante, 1971.
- Basaglia, F., Scritti 1953-1980, 2023.
- Basaglia, F., Conferenze brasiliane, 2018.
- Colucci, M. e Di Vittorio, P., Franco Basaglia, 2024.
- Foot, J., La repubblica dei matti, 2014.
- Slavich, A., All’ombra dei ciliegi giapponesi, 2022.
🎬 Filmografia
- Collettivo antipsichiatrico Violetta Van Gogh, No loco, documentario, 2003. 🔗
- Valente, A., Pietro, [s.d.].
- Giovanardi, V., Neri, V. e Dicorato, A., Reparto 14, documentario. 🔗
- D’Oronzo, M. R., Gli occhi non li vedono, documentario, 2014. 🔗
- Klayman, A., Take your pills (Hai preso le pillole?), Netflix, 2018.
- Quatriglio, C., 87 ore: Gli ultimi giorni di Francesco Mastrogiovanni, DVD, 2015.
- Tepedino, D., Le regole di Arnold per il successo, 2018. 🔗
- Catapano, S., Dagli O.P.G. alle R.E.M.S., 2015. 🔗
- RaiNews24, Spotlight 2022/23 – Storia di Mattia, RaiPlay, 2023. 🔗